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Napapiiri - Ritorno al Selvatico - Il mio Walden - Prefazione

  • nahani7
  • 3 set 2025
  • Tempo di lettura: 4 min

Wild Nahani


“C’è solo una speranza di respingere la tirannica ambizione della civiltà di conquistare ogni luogo della terra. 

Questa speranza è l’organizzazione delle genti più sensibili ai valori dello spirito, 

affinché combattano per la libera continuità della natura selvaggia”. 

Robert Marshall



In questo, che definisco racconto naturalistico, volutamente sviluppato sotto la personalità di Larsen e in uno stile poetico narrativo, ricco di componenti surreali, ed in parte autobiografico, narro le vicende, le esperienze, le crisi esistenziali e soprattutto le riflessioni di un suo solitario surreale viaggio, scritte nella metafora di una sua dimensione mentale, spirituale ma forse anche fisica (il dubbio rimane nell’intera narrazione del brano), alla ricerca di un “punto di ascolto” dove comprendere e mettere a nudo le profonde motivazioni che sono alla base del dissidio drammatico tra l’uomo e la natura. Dopo un lungo peregrinare il personaggio raggiungerà il circolo polare artico, il “grande nord”, all’interno dell’affascinante foresta dell’emisfero boreale, la taiga, per porsi ai confini della realtà umana al fine di poter acquisire in solitudine ed in piena autonomia, le risposte che potrà apprendere solo nell’ascoltare “il vento” della wilderness, una wilderness non solo materiale ma anche interiore. Un indecifrabile sogno e soprattutto una misteriosa lettera che Larsen riceverà nel suo solatio luogo, gli svelerà e lo renderà consapevole di tutte le verità nascoste che nel suo essere erano in effetti già evidenti o in ogni caso latenti. Ed in questa dimensione la narrazione rivela il profondo senso della wilderness dei luoghi e dello spirito. Lo scritto è poi inframezzato da continui flash-back (i cui titoli, per evidenziarli, sono scritti con altro carattere ed il testo in corsivo) che tratteggiano la vita dell’orso bruno per evincere ancor più il palese contrasto tra il libero vivere di una specie selvaggia che da tempi immemori si ripete nei suoi ambiti naturali, e la nostra esistenza così incastonata di contraddizioni, di scissioni, di vite prive di consapevolezza. L’orso bruno funge da contrappeso ed è un’ottima guida per aiutarci a ricomporre almeno un tassello del nostro disarmonico vivere in cui troppi sono i pezzi sparsi perché “All’origine della venerazione dell’orso vi è il principio femminile della nascita, della crescita, della decadenza e della rinascita, perché l’orso è il modello supremo, e pertanto lo spirito guida, del tema del rinnovamento” (Paul Shepard a Barry Sanders).La narrazione delle gesta di un animale selvatico è un palese esempio che ci aiuta a focalizzare nel profondo lo spirito più puro della wilderness. I brani sulla vita dell’orso sono stati redatti mediante una libera e parziale rielaborazione ed adattamento alla regione e all’ambiente naturale finlandese, di molte delle descrizioni del lungo racconto di Franco Zunino, “I giorni dell’Orso bruno”. Questa scelta nasce dalla mia esigenza interiore di mantenere vivo il legame con l’Abruzzo e con l’animale per la cui protezione per molti anni mi occupai in quella natia regione italiana.

Attraverso la raffigurazione degli eventi e delle continue ricerche metaforiche e reali di “ascolto” di Larsen - prolungatesi nel corso delle stagioni dell’anno - il racconto vuole soprattutto simboleggiare la strenua difesa della libera continuità del mondo selvaggio, la considerazione del suo valore in sé, la riconnessione in forma unitaria e non dualistica con la natura e la vera tutela dell’ultima frontiera che sta scomparendo,  affinché l’uomo moderno torni sui suoi passi per non estinguere, definitivamente, quel che resta della natura e dell’essenza delle cose.

E’ un grido, un appello sconsolato fatto a tutti gli uomini affinché si rendano consapevoli della giusta via naturale e si battano per riconquistarla e mantenerla. Ma una sorta di pessimismo pervade le conclusioni del racconto, poiché, alla fine, sostengo che la vera e concreta consapevolezza da parte del genere umano a voler mutare radicalmente il suo modo di agire, è estremamente esigua se non paradossalmente del tutto assente.

Il racconto, arricchito dalle profonde sensazioni che il personaggio Larsen descrive quasi in ogni pagina, è nel sottofondo illuminato continuamente dalle magiche e limpide  luci del grande nord dominate da una silente ed primigenia foresta dove si ode il magico ululato del lupo e si percepisce il dinamico muoversi della vita di quelle contrade.

In tal modo Larsen, nell’intrecciare questa breve tela, rivela alla fine un messaggio semplice, ma eloquente:  prima che l’ultima frontiera della natura scompaia è necessario sensibilizzare l’uomo nella sua interezza  perché, come cita alla fine del testo, “Se perderemo veramente il mondo selvaggio..... - parafrasando un famoso scritto - il dolore si impadronirà di noi. Ma grazie ad esso, dopo, e qualora un dopo ci sarà, se dovessimo rivivere il selvaggio creeremo “forse” finalmente con esso un eterno rapporto di verità, di unione, d’infinito ed indissolubile rispetto.........”.


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“Come i venti e i tramonti, la vita selvaggia era considerata sicura finché il cosiddetto progresso non ha cominciato a portarla via. Ora ci troviamo di fronte al problema se un ancora più alto livello di vita valga il suo spaventoso costo in tutto ciò che è naturale, libero e selvaggio” 

Aldo Leopold

Ognuno ha un posto di ascolto da qualche parte”

Sigurd Olson

 
 
 

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