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La distruzione delle sponde naturali dei fiumi

  • nahani7
  • 11 ott 2025
  • Tempo di lettura: 2 min

Wild Nahani


La distruzione delle sponde naturali dei fiumi ha conseguenze ecologiche e idrogeologiche significative e prevalentemente negative, che aumentano il rischio di alluvioni e danneggiano gli ecosistemi.

Principali conseguenze

Aumento del rischio idrogeologico:

La vegetazione ripariale (salici, canneti, ecc.) funge da "fascia cuscinetto" che dissipa l'energia delle piene, rallenta il flusso dell'acqua e ne favorisce il graduale ritorno in alveo. La sua rimozione aumenta la velocità della corrente e la sua forza erosiva.

La rettificazione e l'artificializzazione degli alvei (canalizzazione) accelerano ulteriormente il flusso dell'acqua, spostando il problema delle piene più a valle e aumentando l'instabilità delle sponde rimanenti.

L'erosione delle sponde non protette porta a un maggiore trasporto di sedimenti che possono ostruire i canali e, in alcuni casi, innalzare il livello dell'alveo stesso (insabbiamento), riducendone la capacità di contenimento dell'acqua.

Degrado ecologico e perdita di biodiversità:

La distruzione della vegetazione elimina l'habitat fondamentale per numerose specie animali e vegetali, sia acquatiche che terrestri, interrompendo gli scambi tra i due ambienti.

L'eliminazione degli argini naturali e la conseguente artificializzazione del fondovalle distruggono la diversità ambientale, peggiorando le condizioni vitali per pesci e macroinvertebrati.

La ridotta o assente vegetazione ripariale diminuisce la naturale capacità di autodepurazione del fiume (funzione di filtro) e favorisce l'eutrofizzazione dovuta all'accumulo di nutrienti, con conseguente anossia (mancanza di ossigeno) delle acque.

Interventi alternativi

Per mitigare i rischi e ripristinare la salute dei fiumi, gli esperti suggeriscono approcci basati sull'ingegneria naturalistica e sulla rinaturalizzazione, piuttosto che su rigide opere in cemento armato. Questi includono:

Il mantenimento o la ricostruzione di fasce tampone boschive lungo le sponde.

La predisposizione di aree (vasche di espansione o golene) dove l'acqua possa tracimare in modo controllato durante le piene, fungendo anche da rifugio biologico.

Gestione forestale attenta per prevenire l'accumulo di tronchi che possono ostruire il deflusso.

Evitare la cementificazione e il consumo di suolo nelle aree a rischio idraulico.

 
 
 

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